Valutazione e gestione dello Stress Lavoro-Correlato ai sensi del D.Lgs. 81/2008


INTRODUZIONE

Gli studi sullo Stress datano ormai molti decenni, ma una sua precisa definizione risulta tuttora problematica.  “La cosa più stressante è dare una definizione allo stress” (H. Selye).

Lo Stress Lavoro-Correlato è la reazione avversa ad eccessive pressioni o ad altro tipo di richieste a cui si è sottoposti in ambito lavorativo. Esiste, tuttavia, una profonda differenza tra il concetto di “pressione”, fattore talvolta positivo e motivante, e lo stress che insorge quando il peso di tale pressione diventa eccessivo.

Lo stress lavoro-correlato produce effetti negativi sull’azienda in termini di impegno, prestazione e produttività del lavoratore, incidenti causati da errore umano, turnover e tassi di presenza del personale, abbandono precoce, soddisfazione per il lavoro, potenziali implicazioni legali.

Tutti questi elementi rappresentano per l’azienda evidenti costi, che potrebbero essere sensibilmente ridotti applicando, in maniera consapevole e partecipata, un percorso di valutazione dello stress lavoro-correlato, che non sia semplicemente una procedura dovuta al mero rispetto della normativa, ma anche una presa di coscienza da parte dell’azienda e dei lavoratori sullo specifico rischio.

Adottare provvedimenti per la gestione delle cause dello stress lavoro-correlato rende possibile prevenire o, quantomeno, ridurre l’impatto che tale rischio può avere sui lavoratori e sull’azienda, anche in termini di produttività.

Qualunque intervento necessita, comunque, di un approccio complessivo di cultura della prevenzione, che porti alla consapevolezza che anche la prevenzione del rischio da stress lavoro-correlato, così come quella degli altri rischi, prima che un obbligo normativo è soprattutto un investimento per l’azienda e per i suoi lavoratori.

Pertanto, di seguito forniamo a Datori di Lavoro, dirigenti, Preposti, Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), Addetti del Servizio Prevenzione e Protezione (ASPP), Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), Rappresentanti Territoriale dei Lavoratori per la Sicurezza (RLST) e Lavoratori, ciascuno per le proprie competenze, la metodologia necessaria ad attuare una collaborazione che pianifichi la valutazione del rischio in termini di efficacia per l’azienda, seguendo un percorso che, nato dalla filosofia applicata ai Management Standards, viene successivamente sviluppata nel contesto italiano, nel rispetto delle indicazioni della Commissione Consultiva.

IL RUOLO DEL MEDICO COMPETENTE

Il Medico Competente (da ora in poi MC) ha l’obbligo, ai sensi dell’art. 25, comma 1 del D.Lgs. 81/08 e s.m.i., di collaborare al processo di valutazione dei rischi. Nella specifica valutazione del rischio da stress lavoro-correlato, tale collaborazione si trasforma in una partecipazione attiva e fondamentale, in considerazione del peculiare apporto che il MC può offrire al processo valutativo, tenuto conto dei due diversi momenti, collaborazione alla valutazione del rischio ed effettuazione della sorveglianza sanitaria, durante i quali è chiamato a svolgere la propria attività.

Nel corso dell’espletamento delle proprie funzioni, in particolare della sorveglianza sanitaria, il MC può venire a conoscenza sia di eventuali situazioni di disagio sul lavoro, sia di elementi soggettivi di percezione del rischio del lavoratore, sia di comportamenti del lavoratore stesso quali, ad esempio, consumo di alcol e/o sostanze stupefacenti e psicotrope, compresi farmaci psicoattivi.

Pertanto, il MC può apportare un contributo assai prezioso nell’individuazione dei gruppi omogenei di lavoratori per l’effettuazione della valutazione e, ancor di più, nella caratterizzazione di specifici “eventi sentinella” e di specifici “fattori di contesto e di contenuto del lavoro”. Prezioso è, altresì, il suo ruolo nell’analisi e nell’interpretazione dei risultati della fase preliminare della valutazione.

È da rilevare che, sebbene il processo di valutazione del rischio da stress lavoro-correlato si concentri prioritariamente su quelle problematiche che possono rappresentare potenziale fonte di rischio da stress per alcuni gruppi di lavoratori, il coinvolgimento del MC potrebbe richiedersi nel momento in cui, a fronte di una situazione di assenza di un “rischio residuo”, vengono rilevate criticità relativamente a singoli lavoratori in settori diversi dell’azienda.

Tenuto conto della peculiarità delle problematiche che coinvolgono la sfera psichica del lavoratore, il ruolo del MC, nel rispetto del segreto professionale, sarà fondamentale nella gestione di tali casi. A tale proposito, si ritiene opportuna un’adeguata informativa ai lavoratori per illustrare loro la possibilità di rivolgersi al MC anche attraverso la richiesta di visita medica ex art. 41, comma 2, lettera c) del D.Lgs. 81/08 e s.m.i.

Il coinvolgimento del MC è necessario, infine, anche in un auspicabile processo aziendale di realizzazione, nel contesto del “sistema di promozione della salute e sicurezza” di cui all’art. 2, comma 1, lettera p) del D.Lgs. 81/08 e s.m.i., ad esempio di programmi di intervento per la facilitazione all’accesso a servizi specifici di consulenza.

INDICAZIONI PER LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO DA STRESS LAVORO-CORRELATO

Come riportato nella nota di accompagnamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali alle indicazioni per la valutazione dello stress lavoro-correlato, le linee di indirizzo che ne hanno guidato l’elaborazione sono:

 a) “brevità e semplicità”

b) “individuazione di una metodologia applicabile ad ogni organizzazione di lavoro”

c) “applicazione di tale metodologia a gruppi di lavoratori esposti in maniera omogenea allo stress lavoro-correlato”

d) “individuazione di una metodologia di maggiore complessità rispetto alla prima, ma eventuale”, da utilizzare nel caso in cui la conseguente azione correttiva non abbia abbattuto il rischio

e) “valorizzazione delle prerogative e delle facoltà dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e dei medici competenti”

f) “individuazione di un periodo transitorio, per quanto di durata limitata, per la programmazione e il completamento delle attività da parte dei soggetti obbligati”

Premessa indispensabile che la Commissione Consultiva opera è quella di precisare che il documento indica un percorso metodologico che rappresenta il livello minimo di attuazione dell’obbligo di valutazione del rischio da stress lavoro-correlato per tutti i datori di lavoro”, sottolineando così che l’approccio per fasi alla valutazione (percorso metodologico) viene vincolato a prescrizioni minime (livello minimo) non precludendo, quindi, la possibilità di un percorso più articolato e basato sulle specifiche necessità e complessità delle aziende stesse.

Nelle indicazioni elaborate dalla Commissione Consultiva viene ribadito che la valutazione del rischio da stress lavoro-correlato è “parte integrante della valutazione dei rischi” ed è effettuata dal datore di lavoro (obbligo non delegabile ai sensi dell’art. 17, comma 1, lettera a), in collaborazione con il RSPP ed il MC (art. 29, comma 1), previa consultazione del RLS/RLST (art. 29, comma 2); la data di decorrenza dell’obbligo, il 31 dicembre 2010, è da intendersi come “data di avvio delle attività di valutazione” la cui programmazione temporale e l’indicazione del termine “devono essere riportate nel documento di valutazione dei rischi” (DVR).

Viene inoltre precisato che la valutazione va fatta prendendo in esame “non singoli ma gruppi omogenei di lavoratori […] esposti a rischi dello stesso tipo secondo una individuazione che ogni datore di lavoro può autonomamente effettuare in ragione della effettiva organizzazione aziendale” e che “le necessarie attività devono essere compiute con riferimento a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, compresi dirigenti e preposti”. Di seguito è riportato l’intero percorso metodologico individuato dalla Commissione Consultiva.

VALUTAZIONE PRELIMINARE

Consiste nella rilevazione, in tutte le aziende, di “indicatori di rischio da stress lavoro-correlato oggettivi e verificabili e, ove possibile, numericamente apprezzabili”, a solo titolo esemplificativo individuati dalla Commissione Consultiva come appartenenti “quanto meno” a tre famiglie distinte:

1) eventi sentinella

2) fattori di contenuto del lavoro

3) fattori di contesto del lavoro

VALUTAZIONE APPROFONDITA

Come riportato in precedenza, tale fase va intrapresa come approfondimento, nel caso in cui nella fase precedente, a seguito dell’attività di monitoraggio, si rilevi l’inefficacia delle misure correttive adottate e relativamente “ai gruppi omogenei di lavoratori rispetto ai quali sono state rilevate le problematiche”.

A tal fine, le indicazioni della Commissione Consultiva prevedono la “valutazione della percezione soggettiva dei lavoratori […] sulle famiglie di fattori/indicatori” già oggetto di valutazione nella fase preliminare, con la possibilità, per le aziende di maggiori dimensioni, del coinvolgimento di “un campione rappresentativo di lavoratori”.

Gli strumenti indicati per la suddetta valutazione della percezione soggettiva sono individuati, a titolo esemplificativo, tra “questionari, focus group, interviste semi strutturate”, fermo restando che, per le imprese fino a 5 lavoratori, in sostituzione, il datore di lavoro “può scegliere di utilizzare modalità di valutazione (es. riunioni) che garantiscano il coinvolgimento diretto dei lavoratori nella ricerca delle soluzioni e nella verifica della loro efficacia”.

PROPOSTA DI UN PERCORSO METODOLOGICO INTEGRATO PER LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO DA STRESS LAVORO-CORRELATO

Il percorso metodologico di seguito illustrato si propone di attuare la valutazione dello stress lavoro-correlato nel rispetto delle indicazioni minime della Commissione Consultiva, anche nell’ottica della modularità e delle diverse specificità delle realtà produttive del Paese.

FASE PROPEDEUTICA

In tale fase, prima di procedere alla valutazione, è necessario operare una vera e propria “preparazione dell’organizzazione”, elemento chiave in tutti i processi valutativi e, ancor di più, nella valutazione del rischio da stress lavoro-correlato, attraverso tre momenti:

1) Costituzione del Gruppo di Gestione della Valutazione.

 La costituzione, su iniziativa del datore di lavoro, del “Gruppo di Gestione della Valutazione”, cui partecipa il dirigente ad hoc, delegato dal datore di lavoro, in raccordo con preposti, RLS/RLST, RSPP, ASPP e MC, ha l’obiettivo di programmare e coordinare lo svolgimento dell’intero processo valutativo, modulando il percorso anche in funzione degli esiti.

In particolare, in base all’esperienza britannica dell’HSE, la funzione chiave del Gruppo di Gestione e Valutazione è quella di monitorare ed agevolare l’attuazione del programma attraverso:

– pianificazione della procedura

– gestione della procedura

– promozione della procedura all’interno dell’azienda

– supervisione della procedura

– approvazione dei piani di azione

– elaborazione dei report di gestione

Soprattutto nelle aziende medie e grandi, si suggerisce di individuare, tra i componenti del Gruppo di Gestione della Valutazione, la figura del “Responsabile gestionale della procedura di valutazione”, con il ruolo di project manager, che agevolerà e coordinerà gli incontri in raccordo con le figure della prevenzione, formalizzerà i processi decisionali, al fine di creare un piano di verifica dei risultati, e controllerà la tempistica e le risorse necessarie; in considerazione di tutti gli obblighi derivanti dal processo valutativo e, in primo luogo, del rispetto del crono-programma, tale figura potrebbe corrispondere con il dirigente delegato dal datore di lavoro.

2) Sviluppo di una strategia comunicativa e di coinvolgimento del personale.

Oltre ad un’adeguata informazione diretta a tutti i lavoratori, inclusi dirigenti e preposti, è importante, in particolare, integrare tale momento informativo con un’adeguata formazione in relazione all’attività/ruolo che alcuni lavoratori, o loro rappresentanti, andranno a svolgere nel processo valutativo. Particolarmente curata dovrà essere l’informazione/formazione di quei lavoratori e/o RLS/RLST che, come indicato dalla Commissione Consultiva, saranno “sentiti” in merito alla valutazione dei fattori di contesto e di contenuto. La formazione, in particolare, sarà mirata ad un approfondimento della metodologia valutativa che si andrà ad applicare.

3) Sviluppo del piano di valutazione del rischio.

Si ritiene necessario lo “sviluppo del piano di valutazione del rischio” in considerazione dell’articolazione del percorso metodologico individuato dalla Commissione Consultiva e del previsto coinvolgimento, in diversi momenti, dei lavoratori o campioni degli stessi e/o dei loro rappresentanti, anche in funzione del fatto che la valutazione del rischio da stress lavoro-correlato è un processo dinamico, sviluppato per fasi, con la previsione di step di verifica.

È indispensabile, come d’altronde previsto dalle indicazioni della Commissione Consultiva, la “programmazione temporale” attraverso l’approntamento di un vero e proprio crono-programma che, pur lasciando un margine per eventuali imprevisti, preveda per ogni singola fase, oltre alla sua durata, anche, in dettaglio, le attività da svolgere e i soggetti deputati ai diversi compiti.

CONSIDERAZIONI

Il “percorso metodologico” per il rischio da stress lavoro-correlato, così come individuato dalla Commissione Consultiva, prevede il sostanziale coinvolgimento dei lavoratori e/o degli RLS/RLST, soprattutto in alcuni specifici momenti della valutazione, quali quelli relativi alla valutazione dei fattori di contesto e di contenuto, ma non preclude la possibilità del loro coinvolgimento anche nell’individuazione e valutazione dei cosiddetti “eventi sentinella”.

La “collaborazione” del MC e del RSPP dettata dall’art. 29, comma 1 del D.Lgs. 81/08, nella valutazione del rischio qui trattato, non può che trasformarsi in una partecipazione attiva e fondamentale. Allo stesso modo, si ritiene che tutte le figure della prevenzione presenti in azienda e gli stessi lavoratori possano portare un valido contributo, ad esempio, nell’individuazione dei “gruppi omogenei” su cui procedere alla valutazione del rischio, anche se essa può essere “autonomamente effettuata dal datore di lavoro”.

In effetti, l’articolazione delle indicazioni della Commissione Consultiva basata, come già detto, su un percorso metodologico vincolato a prescrizioni solo “minime” non preclude e non è in contraddizione con un percorso più articolato, scientificamente più corretto.

Le indicazioni delineano, quindi, un percorso preciso, che pone innanzitutto il datore di lavoro e le figure della prevenzione quali chiari destinatari della valutazione del rischio da stress lavoro-correlato.

Alcune riflessioni sono, comunque, necessarie, particolarmente in riferimento ad alcuni passaggi delle indicazioni della Commissione Consultiva, dal momento che la brevità e la semplicità delle stesse potrebbero dare origine a criticità applicative ed interpretative.

La fase preliminare prevede un processo valutativo relativo alla presenza del rischio da stress lavoro-correlato e all’identificazione delle sue cause e delle misure correttive da adottare. L’approccio preliminare, proprio per le sue caratteristiche di semplicità e del coinvolgimento di un numero limitato di attori, può non sempre rendere chiara la necessità di adottare misure correttive, ovvero il tipo di misure da adottare. In tale ottica, la discrezionalità del datore di lavoro e di chi lo coadiuva nel processo valutativo, di passare ad una fase di approfondimento, anche limitatamente ad alcune partizioni organizzative, può essere un ragionevole approccio da adottare.

Altro punto di criticità è il coinvolgimento dei lavoratori e/o degli RLS/RLST e le relative modalità dello stesso, che sono lasciate al datore di lavoro. È chiaro che, proprio per le peculiarità degli indicatori di contesto e contenuto, è importante un’accurata informazione/formazione dei lavoratori, al fine di fornire un contributo affidabile al processo valutativo.

Va altresì valutata la possibilità, dove non sussista un consenso tra lavoratori e/o loro rappresentanti coinvolti e datore di lavoro nell’identificare la presenza o meno del rischio stress lavoro-correlato e/o le eventuali misure correttive da intraprendere, di adottare, anche in tale contesto, la fase di approfondimento, quale misura a garanzia della qualità del processo.

Le indicazioni della Commissione Consultiva sono, altresì, estremamente sintetiche nel passaggio sulla previsione del piano di monitoraggio, carente delle relative modalità di effettuazione e sulla verifica dell’efficacia delle misure correttive adottate.

È da rilevare, infine, che le indicazioni della Commissione Consultiva non riportano il termine di validità della valutazione del rischio, rimandando così tacitamente alla previsione normativa dell’art. 29, comma 3 del D.Lgs. 81/08 e s.m.i. “La valutazione dei rischi deve essere immediatamente rielaborata […] in occasione di modifiche del processo produttivo o della organizzazione del lavoro significative ai fini della salute e sicurezza dei lavoratori o in relazione al grado di evoluzione della tecnica, della prevenzione o della protezione o a seguito di infortuni significativi o quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenzino la necessità”; si può ragionevolmente ritenere corretta una nuova valutazione trascorsi due/tre anni dall’ultima effettuata.

Senza dubbio la novità e la complessità introdotte dalle “indicazione minime”, nonché la consapevolezza delle criticità applicative quali, ad esempio, quelle sopra riportate, hanno giustamente indotto la suddetta Commissione Consultiva a prevedere un periodo di monitoraggio di ventiquattro mesi sull’efficacia e l’applicabilità delle indicazioni stesse.

 

Fonte: Inail, Manuale ad uso delle aziende in attuazione del D.Lgs. 81/08 e s.m.i, Ottobre 2015